Innovazione

Il dato che caratterizza come innovativa la realtà del Self Help rispetto alle modalità standardizzate di Servizi formali previsti nella tutela della salute mentale e che, fino ad oggi, ne segna l’esclusività rispetto anche ad esperienze similari italiane ed europee, è costituito:

  • da elementi che si declinano innovativi nelle varie aree che di seguito descriviamo;
  • dal fatto che questi elementi, che singolarmente si possono ritrovare anche in altre tipologie di esperienze, qui si intrecciano in un modello unitario che copre a 360° i bisogni di vita.

Innovazione sul piano culturale

 

Il Self Help nasce e si sviluppa all’interno di un paradigma completamente diverso da quello di riferimento del sistema formale dei servizi che ha come suoi punti di riferimento: la clinica della classificazione, che identifica le persone attraverso i sintomi (diagnosi) e affida il compito terapeutico/riabilitativo al sistema dei servizi socio-sanitari finalizzati alla cura della persona, erogati su base professionale, da agenzie esterne al circuito socio-relazionale.
Il paradigma di riferimento del Self Help si fonda sulla prospettiva relazionale che è’ primariamente una teoria (modo di pensare e di concettualizzare il processo di aiuto) e poi una metodologia e uno stile di lavoro (Lavoro di Rete).
Elementi costitutivi del paradigma relazionale sono:

  • la centralità della persona intesa non come “oggetto” di intervento ma come “soggetto” capace di azioni: l’agire umano assume valenza “terapeutica” a pari titolo dell’agire professionale;
  • passaggio dal binomio salute/malattia al binomio abilità/disabilità;
  • le soluzioni ai problemi sociali, intesi come difficoltà del vivere umano così come le persone interessate se le rappresentano mentalmente, si formano all’interno dei problemi stessi attraverso l’agire degli stessi soggetti interessati;
  • il bisogno come problema ma anche come una risorsa: il bisogno è condizione stessa della vita umana e sua caratteristica specifica che rimanda ad una concezione dell’uomo come sistema aperto costituito, oltre che dalla sua struttura corporea e psichica, anche dalle relazioni con l’alterità;
  • la forza dei legami fragili che scaturisce dai legami di interdipendenza come condizione in grado di aiutare le persone ad assumere meglio le proprie possibilità, la propria libertà, il proprio destino. La forza di trasformazione dei legami (terapeuticità) si pone come approccio alternativo a quelle pratiche terapeutiche e sociali che sembrano avere come motto “lavorare per l’autonomia delle persone”. Si fonda, infatti, sull’assunzione del proprio destino, inteso come insieme complesso di condizioni, storie e desideri che intrecciandosi determinando una persona e considera i legami di interdipendenza come opportunità che dischiudono nuove dimensioni della vita.

Innovazione sul versante metodologico

 

Sul piano metodologico, l’azione del Self Help coniuga la Sussidiarietà con l’Auto-Aiuto e con il Lavoro di Rete.

  • La Sussidiarietà intesa non come intervento sostitutivo-integrativo dei deficit del sistema formale di aiuto, ma come processo di aiuto in cui il più capace aiuta, in quel momento, il meno capace. E’ una partizione di capacità e un processo di capacitazione che si alimenta e si rafforza attraverso un costante Lavoro di Rete che sostiene lo sviluppo delle connessioni e la mobilizzazione delle risorse aumentando così le opportunità di incontro fra bisogni e risorse.
  • In questo quadro l’Auto-Aiuto inteso come Protagonismo della persona nella Reciprocità con gli altri viene declinato non solo, come avviene nelle varie realtà dei gruppi di auto-mutuo-aiuto, nell’ambito di singole problematiche specifiche o come semplice strumento di “supporto tra pari”, ma come stile permanente di affrontare le problematiche della vita attraverso i principi trasformativi dell’azione personale di auto-scoperta e di auto-completamento, che può avvenire solo attraverso la reciprocità nel gruppo, sostenuta dalla stabilità della rete nel tempo.

Si garantisce in tal modo realmente il diritto degli “utenti”

  • a mantenere la titolarità nei percorsi di soluzione dei propri bisogni
  • a far entrare in circolo il peso del proprio sapere
  • ad esercitare i diritti di cittadinanza intesi come diritto a realizzare il possibile percorso della propria vita e come diritto ad essere responsabili nei confronti dei possibili percorsi degli altri.

Innovazione sul piano organizzativo

 

La Rete Self Help è animata/sostenuta da un nodo centrale costituito da Il binomio formato dalla Associazione di Volontariato “Self Help San Giacomo” e dalla Cooperativa Sociale “Self Help ONLUS”, che costituiscono il nodo centrale della Rete Self Help, favorisce una interconnessione permanente che garantisce il costante equilibrio fra l’area più formalizzata e rappresentativa delle professionalità (la Cooperativa) e l’area più informale e rappresentativa della cittadinanza (l’Associazione). I due soggetti sono reciprocamente presenti nei rispettivi organi direttivi e le rispettive riunioni direttive e assembleari sono aperte alla partecipazione di tutti gli interessati.
Le modalità di accesso alla Rete del Self Help sono libere e aperte a tutti.
È garantita l’unitarietà della “presa in carico” dei problemi in quanto le persone accedono alla Rete non sulla base delle patologie ma sulla base delle difficoltà nell’esercizio della cittadinanza.
I percorsi di ridefinizione dei propri stili di vita sono affidati alla Rete e non a Strutture. La domanda permanentemente sottesa non è “Qual è il posto migliore dove collocare questa persona?”, ma “Quale percorso di vita è praticabile per questa persona?” . La centralità è, quindi, assunta dai luoghi comuni di vita sociale dove si svolgono la totalità dei percorsi di rete.

La funzione “riabilitativa” della Rete non avviene in contesti deputati e separati dalla realtà della vita ma la pratica delle condizioni di vita costituisce essa stessa contesto riabilitativo, grazie alla diffusa capacità della rete di produrre in ogni situazione accettazione, supporto, stimolo, gratificazione.
Ciò può avvenire grazie anche agli specifici requisiti degli operatori professionali che vengono allenati ad esercitare la relazione riabilitativa in contesti aperti e non protetti, dove i processi di empowerment si caratterizzano sempre come reciproci e circolari.
In questo quadro:

  • la “gravità” assume il significato di condizione relativa, in relazione cioè con una molteplicità di fattori modificabili;
  • la “cronicità” viene vista come una situazione di equilibrio dinamico tra il soggetto e gli altri attorno a lui, mantenuta interattivamente dagli stessi meccanismi che la iniziarono e pertanto potenzialmente reversibile;
  • la guarigione è intesa come miglior uso delle risorse personali; autodeterminazione; ricostruzione della contrattualità sociale nel tempo; attribuzione di senso personale e sociale alla propria vita; riappropriazione dei diritti di cittadinanza.

Innovazione sul piano etico

 

Nell’area dei riferimenti etici si passa da un’etica fondata sulla giustizia ad un’etica fondata sulla solidarietà:

PRINCIPI giustizia solidarietà
VALORI CHIAVE individualità, reciprocità tra le persone reciprocità, connessione
RIFERIMENTO principi relazioni
PRINCIPALE CENTRO DELL’ATTENZIONE contratti sociali, valori gerarchicamente ordinati, dovere, libertà individuale relazioni, comunicazione, circolarità, interesse, interdipendenza

Innovazione sul piano delle risorse utilizzate

Assumono rilevanza le “risorse rinnovabili” costituite dalle risorse prodotte dai soggetti stessi in situazione di bisogno. Tali risorse, di impegno personale ma anche economiche, sono le prime ad essere prese in considerazione a supporto dei costi della Rete, in quanto valorizzano la titolarità dei soggetti sui propri percorsi di vita, ed hanno un notevole impatto sul contenimento dei costi a carico degli Enti Pubblici. In prospettiva tale modalità può portare ad un capovolgimento dell’attuale concetto di compartecipazione.

Innovazione nella produzione di valore aggiunto

La Rete produce un valore aggiunto, rispetto ai costi sostenuti per mantenerla attiva, che è dato da:

  • Beni messi a disposizione dai soci della rete
  • Ore di volontariato da parte di Operatori professionali che operano con la Cooperativa Self Help VR
  • Ore di volontariato da parte di soci della Associazione Self Help per: funzionamento della Associazione, supporto e conduzione attività (trasporti, gruppi), progettazione e conduzione progetti, rapporti con Enti, impegno nel supporto reciproco personalizzato, sia con modalità di impegno formale che svolto in maniera informale (in presenza di bisogni, di urgenze, di crisi, con contatti telefonici)
  • Risorse finanziarie da progettualità dell’Associazione di volontariato Self Help
  • Produzione di BENI RELAZIONALI: tolleranza, aiuto reciproco, supporto psicologico e affettivo, amicalità, attenzione ai bisogni delle singole persone, identificazione sociale, superamento dello stigma.

 

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